La Neapolis Sotterranea: storia di un antico insediamento greco-romano

In quella che oggi è piazza San Gaetano, al di sotto dell'attuale complesso di San Lorenzo Maggiore, si trovano gli scavi archeologici della Neapolis antica.

Considerato uno dei posti più antichi e affascinanti di Napoli, in quest'area sorge il foro di età romana, che coincideva con l'agorà (piazza) della città greca. Nel III secolo a.C i greci aprirono le prime cave sotterranee per ricavare i blocchi di tufo necessari per costruire le mura e i templi dell'allora Neapolis. Lo sviluppo dell'intero reticolo di sotterranei risale invece all'epoca romana, che in epoca augustea dotarono la città di gallerie viarie e soprattutto di una rete di acquedotti complessa, alimentata da condotti sotterranei provenienti dalle sorgenti del Serino, a 70 km di distanza dal centro di Napoli. Un luogo cardine per la vita della città, nel vero senso della parola: è qui che si intersecano il cardo (antico stenopos greco) e il decumano maggiore della Napoli romana. Proprio qui nacquero le cisterne di tufo, come detto, per costruire la città e successivamente riutilizzate dai romani per raccogliere l'acqua piovana e riutilizzarle come acquedotti. Sistema che è durato fino al '600, dove il sistema di fognature si prosciugò. Solo nel 1885 dopo una tremenda epidemia di colera, venne abbandonato il vecchio sistema di distribuzione idrica, grazie alla costruzione di un nuovo acquedotto. Durante la Seconda guerra mondiale i sotterranei furono utilizzati come riparo dai bombardamenti e di lì segui un lungo periodo di degrado in cui il sottosuolo veniva utilizzato come discarica. É dagli anni '80 in poi che il luogo inizia a riprendere una propria dignità, fino a diventare un vero e proprio luogo di riscoperta dell'antica Napoli, ricco di storia e racconti da scoprire.


Come arrivare: La Napoli sotterranea è raggiungibile anche a piedi dal centro storico, l'entrata si trova nel cuore di Napoli, nell'angolo a sinistra di Piazza San Gaetano n 68 arrivando da Via Duomo o San Gregorio Armeno.


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